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Nella storia dell’architettura occidentale Andrea Palladio è una vera e propria archistar .
Lo è stato nel corso dei secoli in gran parte dell’Europa e dell’America settentrionale, tanto da essere l’unico architetto al mondo ad aver lasciato il suo nome in eredità ad uno stile architettonico. Il Palladianesimo, appunto; ovvero lo stile dei palazzi privati e degli edifici del potere di mezzo mondo: la Casa Bianca a Washington è uno di questi …
A Vicenza e provincia ogni cosa parla ancora di lui e le sue opere sono considerate Patrimonio dell’Umanità . Passeggiando nel centro storico si possono ammirare quelle più famose (Basilica, Teatro Olimpico, Palazzo Chiericati, Palazzo Barbaran da Porto, villa La Rotonda), mentre girovagando per la campagna circostante non c’è che l’imbarazzo della scelta su quale delle sue ville visitare.
La prima, sulle pendici del colle di Lonedo, è stata scelta da Visconti come set per il film Senso. Quella per i fratelli Barbaro, affrescata internamente da Paolo Veronese, è presente in tutti i manuali di storia dell’arte. La Emo è considerata la villa perfetta e la Pojana la più in linea con i gusti dell’architettura contemporanea. Ci sono quelle sui Colli Berici e immediate vicinanze, per le famiglie Pisani, Saraceno, Repeta, Trissino e Chiericati. E la Malcontenta, affacciata sul fiume Brenta e prossima a Venezia.
Ma le ville venete non sono solo quelle del Palladio. Anzi! Sono quasi quattromila le ville costruite nella Terraferma durante i quattro secoli di dominazione veneziana: molte con spiccate funzionalità pratiche legate all’amministrazione dei possedimenti agricoli, altre come luogo di villeggiatura o con intenti autocelebrativi.
Ecco spiegato perché la dimora quattrocentesca dei Porto a Thiene è ancora strutturalmente simile ai castelli medievali, mentre la villa voluta dai Pisani a Strà per celebrare il raggiungimento della carica dogale si ispira alla reggia di Versailles. O perché solo poche decine di chilometri separano i fasti barocchi e rococò di villa Contarini a Piazzola sul Brenta dalle tematiche mitologiche affrescate da Tiepolo sulle pareti di villa Valmarana ai Nani e villa Cordellina nei pressi di Vicenza.
La stessa Vicenza non è solo la città di Andrea Palladio. Reperti archeologici e di epoca romana testimoniano il passato più remoto. Splendidi palazzi in stile gotico veneziano si affacciano sul corso principale e le contrade che da lì si diramano. I fasti del barocco si mescolano alla severità neoclassica nelle sale di Palazzo Leoni Montanari, oggi sede di una sorprendente collezione di icone russe. La basilica di Monte Berico ricorda le apparizioni della Vergine nel Quattrocento e da secoli è uno dei luoghi di pellegrinaggio più frequentati nel Veneto. Chiese e musei raccolgono opere di oreficeria, quadri e statue di artisti locali e dei grandi nomi dell’arte veneta, come Paolo Veneziano, Bellini, Tintoretto, Veronese, Sansovino, Piazzetta, Tiepolo, Longhi, per citarne alcuni.
Non meno interessanti gli artisti che sono nati nei dintorni e le cui opere sono ora esposte a Castelfranco Veneto, Bassano del Grappa, Possagno, Vicenza e nei musei di tutto il mondo. A cominciare da Giorgione, il maestro del colore che molto influenzò lo stesso Tiziano; Jacopo da Ponte, la figura più illustre della rinomata bottega dei Bassano; Antonio Canova, lo scultore neoclassico che operò per Napoleone e le teste coronate di tutta Europa.
E che dire degli architetti che hanno operato nella terra del Palladio nei secoli successivi? Anche in questo campo i nomi sono di tutto rispetto: Vincenzo Scamozzi, autore non solo della Rocca Pisana e altri edifici in terra berica, ma anche delle Procuratie Nuove in Piazza San Marco a Venezia; Carlo Scarpa, uno dei massimi rappresentanti dell’architettura italiana del dopoguerra; Massimiliano Fuksas, che con le Bolle realizzate per la ditta Nardini ha sfidato la massima curvatura del vetro realizzando un’opera davvero stupefacente.
Per visitare le opere di alcuni di questi maestri bisogna allontanarsi dal centro storico di Vicenza: ottima occasione per esplorare angoli meno noti, ma non meno suggestivi, della nostra provincia. Come Bassano del Grappa, la città ricordata nell’Encyclopédie di Diderot e D’Alembert per la celebre stamperia dei Remondini. Passeggiare tra le sue viuzze è un vero piacere: ogni angolo regala scorci inaspettati sul borgo medievale, le alpi e il Brenta. I musei custodiscono le tele di Jacopo da Ponte, i disegni e le carte del Canova, le antiche stampe dei Remondini, le ceramiche degli Antonibon, i cimeli dei conflitti mondiali e i segreti per la distillazione della grappa. Il castello degli Ezzelini, le mura e le torri raccontano le storie di un passato fatto di guerre, invasioni e conquiste. Le piazze ospitano il mercato bisettimanale, manifestazioni e spettacoli.
Solo pochi chilometri la separano da Thiene e Marostica, altri gioielli della pedemontana vicentina. La prima famosa per il Castello Porto-Colleoni e il mercato franco del 1492, la seconda per la grande scacchiera in marmo nella piazza principale e i castelli scaligeri che dominano il borgo murato. Qui, in passato, era un pullulare di opifici per la lavorazione della paglia e laboratori di ceramica gravitanti intorno a Nove, la città scelta dalla Serenissima come quartier generale per la produzione di terraglie, ceramiche e porcellane. Ora raccolte in un museo che ha più di un segreto da svelare. Ma i sentieri dell’imprenditorialità vicentina non si fermano qui. Gli esempi più celebri sono le Lane Rossi a Schio, soprannominata la “Manchester d’Italia”, e il Lanificio Marzotto con la Città Sociale di Valdagno: luoghi imperdibili per gli appassionati di archeologia industriale. Come impedibili sono i sacrari militari, i fortini e le trincee sul Monte Grappa, l’Altopiano di Asiago, i Monti Pasubio e Ortigara per gli studiosi della Grande Guerra e tutti coloro che non vogliono dimenticare.


