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I Sapori. Natura in tavola Le Città delle ciliegie fanno festa in piazza
Una tira l’altra. Verissimo. E non parliamo di patatine. Trasversale per età, sesso, ceto sociale, geografia, la ciliegia ha attraversato i secoli senza perdere un solo grammo del suo irresistibile appeal. Ad amarle, generazioni di bimbe felici di appenderle alle orecchi, primisse emozioni di orecchini, e di bimbi irriverenti collezionisti di noccioli (vesione povera delle biglie, e “chi li sputa più lontano?”). Ma anche adulti – di facile consumo, senza buccia, dissetante, digeribilissima – dannati della dieta (38 calorie per etto!), donne (è diuretica, antiossidante, disintossicante), anziani. Tante qualità concentrate in una pallina rosso fuoco, che matura tra maggio e fine giugno, dislocata nelle campagne italiane senza soluzioni di continuità, da Piemonte alle colline del Veneto, dai meravigliosi duroni di Vignola alle piccole, gustosissime “cerase” campane, giù giù fino all’altopiano delle Murge. Il Paese della dieta mediterranea – che ha nella frutta la base stessa della sua piramide – non poteva non seguire l’esempio di pane, vino, olio, formaggi. Così sono nate “Le Città delle Ciliegie”: 22 centri piccoli e grandi, sparsi per l’intero stivale, associati per glorificare, comunicare, promuovere il frutto preferito dall’80% dei bambini italiani. E siccome quando la qualità è alta, non c’è miglior pubblicità dell’assaggio, l’associazione dedica le piazze delle città affiliate, per tutto il mese di giugno, alla cultura della ciliegia. L’evento collettivo si chiama “ciliegie in piazza” e porta il marchio dell’Unicef, a sottolineare la benemerita commistione tra gola e solidarietà. Da Marostica – sede dell’unica ciliegia italiana certificata Igp – a precetto, si succederanno fiere, sagre, degustazioni, cene monotematiche. Parte degli incassi serviranno a supportare un progetto per l’infanzia in Malati, uno degli stati più poveri e più colpiti dall’Aids dell’Africa. Sui banchi saranno in vendita anche liquori, confetture, sotto spirito, praline, ovvero le ciliegie trasformate in gourmandise: unico modo per allungare la vita di un frutto fortunatamente refrattario ai trucchi con cui si dribbla il sacro principio della stagionalità. L’impossibilità di conservarla a lungo, infatti, fa della ciliegia un oggetto del desiderio intenso e concentrato in poche settimane, periodo reso meno sincopato solo dall’immissione sul mercato di maggio delle primizie coltivate in Spagna e dilatato fino a luglio grazie all’arrivo dalla Turchia del durone tardivo Zirat. Le ciliegie nostrane, invece, non ammettono sforamenti temporali: si comincia a fine maggio e l’inizio dell’estate piena esaurisce il tempo della commercializzazione. Queste per le ciliegie sono le settimane in cui gli chef si sbizzarriscono, inserendole nei loro menù, senza paura di sconfinare nel terreno insolito dei piatti salati. Perché se tutti noi siamo innamorati dell’archetipo della ciliegia – rossa, succosa, carnale - le tipologie sono così varie da permettere inserimenti originali: morbide per arricchire un clafoutis, croccanti per reggere la lunga cottura della cacciagione, acidule per contrastare la sfrontata dolcezza di un fegato grasso. Del resto, le ciliegie hanno una storia così lunga, articolata, geograficamente estesa, da ben sopportare mode e interpretazioni dei diversi periodi. Vecchie di tremila anni, conosciute in Egitto prima di approdare in Grecia e in Italia, sono state raccontate con ammirata dovizia di particolari botanici da Plinio il Vecchio nella sua “Naturalis Historia”. Quello che invece proprio non reggono, è il freddo. Guai a conservarle a temperature troppo basse e a lasciarle in frigo oltre i tre, quattro giorni: perderanno irrimediabilmente gusto, vitamine, consistenza. Nel caso, ridate loro un po’ di brio tuffandole prima in acqua ghiacciata e poi nel cioccolato amaro fuso: sarà la ghiottoneria più golosa e meno calorica dell’estate.
ITINERARI MAROSTICA (VI) Cittadina-gioiello medievale, sorge ai piedi dei declivi che s’innalzano sull’altopiano d’Asiago. In primavera, la fioritura dei ciliegi veste di una nuvola bianca le colline. E’ la capitale delle Città delle Ciliegie, qui protette dall’Igp Dove Mangiare DUE MORI (con camere) Corso Mazzini 73 Tel. 0424 471 777 Chiuso domenica, menù da 40 euro
Domenica 19 giugno 2005 Licia Granello
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